Dopo il mio precedente articolo di analisi dei numeri che ha suscitato qualche polemica, continua la mia analisi quanto più oggettiva possibile dei numeri disponibili.

Molte informazioni purtroppo non vengono fornite con chiarezza, invito che mi sentirei di rivolgere sopratutto ai medici che vanno in televisione.

Spesso chi ha la responsabilità scientifica e politica in questi casi tende a dimenticare di fornire risposte alle domande che la gente comune si pone. 

Ad esempio, se si dice che non sia un’influenza, allora cosa è? Se si dice che si cura e che i guariti sono in aumento, perché non si dice come si cura? 

In percentuale sui contagiati, il 10% circa sono guariti, il 5% sono deceduti. L’altro 85% come sta?

Se a chi sta in casa, anche a quelli  in isolamento volontario o meno, si raccomanda di tenere le finestre aperte e l’ambiente ventilato, perché non si consiglia agli altri di andare nei parchi, all’aria aperta, pur mantenendo le distanze di sicurezza?

Abbiamo detto e verificato con i numeri che la rapidità del contagio è, ad oggi, decisamente più lenta di quella dell’influenza: perché allora questa situazione di allarme nazionale?

Il bollettino di ieri sera, 9 marzo, ci dice che i ricoverati sono 4.316, quelli in terapia intensiva 733.

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La capacità della ospitalità pubblica in Italia al 2017, era di 192.000 posti letto e circa 5.000 per terapia intensiva (vedi rapporto dell’AGI). 

Se partiamo dall’ipotesi che tutti i posti letto fossero già impegnati per altro, il fabbisogno di posti in più per il solo Coronavirus sarebbe appena del 2,15% per la terapia ordinaria mentre sale al 14,37% per la terapia intensiva.

Questi dati ci mostrano una realtà raccapricciante: il nostro Sistema Sanitario Nazionale è andato in crisi per un incremento improvviso della domanda del  2,15%!!!

Abbiamo centri di rianimazione che vanno in crisi per un +14%? 

Basterebbe dunque una qualsiasi catastrofe naturale, un terremoto, una slavina o una qualsiasi altra sciagura per mandare il sistema in tilt?

Non è forse dietro questi numeri che si nasconde la vera ragione del panico generale, dell’allarmismo e della improvvisa svolta dittatoriale? Chi è davvero nel panico se non i nostri governanti?

Il Re è nudo! La nostra Sanità, depauperata da tagli di spesa, cattiva gestione, sprechi e ruberie di ogni sorta, è crollata. In una attimo, un soffio.

Ora bisogna correre ai ripari.

Realizzare un posto letto (compresa la struttura ospitante) costa, nell’Italia degli sprechi, circa 279.000 € (Rapporto AIOP).

Se dovessimo affrettarci a costruire i posti letto necessari – alle stime di oggi – per coprire il sovraccarico derivato dal coronavirus, dovremmo spendere circa 1,5 miliardi di euro di cui 204 milioni per le terapie intensive. Ai quali vanno aggiunti medici e paramedici, e tutta un’altra serie di costi facilmente immaginabili. Dunque lo stanziamento del Governo sembra congruo.

Il punto è però che se il contagio avanza, si rischia di fare come Achille e la tartaruga, altro che corsa contro il tempo! 

Da qui le scelte drastiche del Governo, tutte protese a frenare il contagio. Sono condivisibili? Sì, purtroppo lo sono, proprio perché “obbligate” dai numeri.

Quante possibilità di successo abbiamo? Poche, pochissime purtroppo. Questo perché il danno collaterale prodotto dalle misure di emergenza è quello economico. Tolti i 60 ed oltre miliardi di capitalizzazione persi in Borsa in pochi giorni, che potrebbero esser poco rilevanti o quantomeno recuperabili in tempi relativamente brevi, il danno vero lo subisce il sistema produttivo. 

Le stime ad oggi non sono nemmeno calcolabili.

Ma il fatto è che seppure spendessimo in tempi record i soldi stanziati, sarebbero sempre insufficienti se il contagio continuasse a salire e purtroppo, anche se si mantenesse stabile, perché comunque un ospedale non si fa in un giorno (non siamo la Cina!)

Se, sempre stando al rapporto dell’ AIOP,  in Italia ci sono circa 40.548 posti letti nelle strutture private, perché ancora nessun decreto del Governo ne prevede il sequestro?

Dunque la nostra speranza più concreta è che il contagio si arresti e che i casi decrescano, in altre parole che il virus sia debellato. 

Paralizzare il Paese non sembra essere la via migliore. Può durare qualche giorno, per “tirare il freno a mano” e vedere se la macchina torna in strada. 

Una manovra improvvisa, una sterzata decisa ma per questo necessariamente brevissima. Certamente non per i 20 giorni stabiliti attualmente dal governo. 

Il danno sarebbe irreparabile. Rischiamo un punto di non ritorno del crollo economico.

Dunque è  possibile ipotizzare che entro pochi giorni avremo un’idea più chiara di come potranno andare le cose. Se fermarci tutti chiudendoci a casa otterrà l’effetto di frenare la diffusione del virus, il governo si troverà di nuovo di fronte a decisioni critiche. Riprendere la produzione o insistere con il blocco?  

La produzione dovrà riprendere comunque, con il virus o preferibilmente senza, ma quando? E alla fine quale sarà il prezzo per tutti noi?

Alla fine, però, come vedremo nel prossimo articolo, questa vicenda dell’epidemia porterà dei vantaggi e delle opportunità, vedremo insieme quali.