Per quanto si voglia cercare di rispettare il criterio del buon senso, su questa epidemia del Coronavirus c’è qualcosa che proprio non quadra. 

I dati resi pubblici dagli Enti nazionali ed internazionali citati da Ministero della salute, ISS (Istituto superiore di Sanità) OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) Protezione Civile etc. concordano e dobbiamo certamente considerarli credibili.

I dati però, ci insegna la scienza del Management e qualsiasi altra disciplina scientifica e statistica, vanno interpolati – cioè messi in relazione fra loro- e non estrapolati come invece si tende a fare fin troppo spesso nella dimensione mediatica contemporanea: in politica sempre, nell’informazione generale spesso.

Prima di andare a guardare i dati rilevanti dobbiamo precisare due aspetti scientifici sui quali, anche qui, medici, ricercatori e tutti gli enti di cui sopra sono concordi: il CoronaVirus è un virus influenzale. E’ un’ influenza, deve essere chiaro a tutti. Nient’altro che un’influenza. Più forte, più invasiva, più contagiosa, forse, almeno a quello che si racconta, ma un’influenza.

E’ più duratura, questo sembra accertato. Infatti nei casi di guarigione, il 95% ad oggi, il decorso è stato di 10-12 giorni contro i 7-9 giorni delle precedenti influenze. E fin qui ci siamo. Dunque ecco il secondo elemento di distinzione che giustamente deve indurre ad una maggior attenzione nei confronti del virus. Bene. Come bene? Bene sì perché tutti gli altri dati ci dicono invece che questa epidemia ha scatenato un panico di massa, non sta a noi dire se voluto o subìto (non vogliamo fare i complottisti, ma neanche i creduloni) perché ci danno indicazioni del tutto opposte all’indirizzo generale che invece ci si è affrettati ad abbracciare nel nostro Paese e, per conseguenza negli altri.

Dato numero uno: la mortalità. Al 7 marzo 2020 siamo a 233 decessi su 5.883 casi. 

Tasso di mortalità Coronavirus = 3,96% 

Cito i dati riportati in una sintesi del Sole 24Ore il 22 agosto del 2019 sull’influenza in Italia nel periodo Ottobre 2018 – Marzo 2019. Su 819 casi gravi (che hanno richiesto intubazione e rianimazione) ne sono deceduti 198. Il tasso di mortalità dell’influenza dell’anno scorso sarebbe dunque 24,47%

Questo paragone però non è corretto, perché vengono  presi in esame tutti i casi accertati di Coronavirus contro quelli gravi di normale influenza dunque l’interpolazione è impropria. 

I casi di contagio da influenza (stimati poiché non basati su esami con tampone) nel 2018-2019 sono stati ben 4.780.000 (quattromilionisettecentoottantamila), ben 820 volte i casi di coronavirus, eppure nessuno ci ha rinchiuso in casa.

Limitandoci ad osservare che nel citato articolo del Sole 24 ore si si afferma che i dati fossero in linea con le “attese”, siamo andati a controllare i primi dati disponibili degli anni precedenti.

Ora se il coronavirus si espandesse in linea con i dati delle influenze precedenti,

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dovremmo osservare che nel 2018, l’osservatorio dell’ISS, Influnet riporta una incidenza di 14,74 casi per ogni 1.000 assistiti. Nella sola Lombardia vivono 10.019.166 abitanti, che ad un tasso del genere, dovrebbero dunque presentare 147.750 casi!!!

Ne abbiamo 3.372, perché ci rinchiudono?

La motivazione ufficiale sembra essere la velocità di contagio: i casi sono aumentati di 1.323, nelle ultime 24 ore. Liberando il campo da altre considerazioni, come il fatto che si tratti di un picco, che l’aumento del contagio è direttamente proporzionale al numero dei rilievi, che in Cina da dove è nato sta già  regredendo, prendiamo questo, il numero più elevato, a base di riferimento.

Per eguagliare lo stesso numero di contagi dell’influenza del 2018-2019, al ritmo di 1.323 casi al giorno, il coronavirus impiegherebbe 112 giorni, 4 mesi.

Il picco sopracitato del contagio di influenza nel 2018 è stato toccato in meno di 4 settimane. Dunque la rapidità  di contagio del coronavirus è almeno 4 volte inferiore a quella della penultima influenza. Ma nessuno ci diceva di stare a distanza di un metro, i nostri figli sono andati a scuola e noi a lavorare.

Dunque una deduzione è certamente falsa: il coronavirus non si trasmette così velocemente, anzi è almeno 4 volte meno contagioso della normale influenza.

Per avere una corretta valutazione invece sul rischio di mortalità , non si può fare il paragone con il 2018- 2019 perché i dati ufficiali non sono ancora disponibili.

Possiamo però citare i dati ISTAT che ci forniscono l’indicatore più attendibile seppure in notevole differimento. Lo stesso Istituto lamenta infatti che molti media tendono a sovrapporre i dati con altre patologie, portando la mortalità  media stagionale a livelli più elevati. I dati “ponderati” dall’ISTAT e quelli dell’Istituto Superiore di Sanità  ci dicono che la media di morti accertate per influenza negli ultimi 10 anni è di 8.000, con punte negli anni neri del 2015 e 2017 che arrivano ai 12.000.

Su 819 casi gravi di influenza nel 2019, abbiamo già  detto, i decessi sono stati 189 mentre i ricoverati in terapia intensiva ad oggi per coronavirus sono 462 con 192 decessi.

La proporzione è dunque sì allarmante perché in percentuale è quasi il doppio ma c’è un dato che forse è sfuggito a molti. I morti per influenza si sono concentrati sempre in età  infantile (4-5 anni) ed ultra sessantacinquenne. L’età media della mortalità  da coronavirus è invece di 81 anni! Ripeto, età  media 81 anni di cui il 90% con altre complicazioni cliniche.

Appare dunque del tutto improprio fare paragoni sul tasso di mortalità  che comunque risulterebbe essere meno grave per il coronavirus che non per l’influenza.

Allora ci dovremmo porre delle domande, arrivati a questo punto:

  • Perché noi isoliamo intere città  ed il resto d’Europa no?
  • Perché nessuno ci ha mai detto di lavarci le mani, stare ad un metro di distanza o addirittura auto isolarci quando c’era l’influenza?
  • Perché solo noi e gli inglesi abbiamo fatto test e tamponi a decine di migliaia di persone e solo in alcune zone specifiche? (1.000 tamponi al giorno solo a Vò contro i 400 di tutta la Francia!)?
  • Perché si chiudono gli esercizi al pubblico solo dopo le 18.00?

Ce ne sarebbero tante altre e le faremo, certamente.

Questa situazione, tuttavia, questo coronavirus, sta portando dei grandi cambiamenti nel nostro Paese e, ne siamo convinti, alla fine saranno più i benefici che i danni. Ne parliamo nel prossimo articolo se vorrete seguirmi.