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Non sarai il mio Coach!

E nemmeno il mio guru! Ecco perché il coaching individuale in Italia stenta a decollare

Si è scritto e detto di tutto sul coaching in Italia in questi ultimi anni ma come spesso accade nel nostro Paese, il fenomeno è considerato più una moda che altro.

La sua diffusione e con essa il suo mercato non solo stentano a decollare, ma addirittura sono in declino.

In questo articolo e nel video mi sono concentrato su due elementi fondamentali: il primo fare chiarezza su cosa sia davvero il coaching e soprattuto a cosa serva.

Il secondo è analizzare perché in Italia non decolla e perché è sbagliato non avvalersene.

Cosa è:

Il Coaching è il metodo più efficace per raggiungere i propri risultati nel minor tempo possibile

Potete vivere benissimo e ottenere tutto quello che volete nella vita anche senza il supporto di un coach ma certamente vi occorrerà molto più tempo e non è detto che riusciate a dare il meglio di voi stessi.

Fatta questa provocatoria premessa, è doverosa una sintetica lettura dei dati, quindi parto dal secondo punto anche perché il primo ho preferito discuterlo in video. L’analisi di riferimento è quella pubblicata dall’ICF (International Coaching Federation) che si riferisce al quadriennio 2012 – 2016.

La cosa più divertente da notare – è quasi sempre così quando qualcuno presenta dei dati – è la differenza di interpretazione degli stessi.

Mentre Giovanna Giuffredi, Presidente dell’ICF Italia, ha titolato il suo commento con toni quasi entusiastici sull’andamento del mercato “privato”, dall’altra parte Giovanna d’Alessio, esprime tutte le sue perplessità sulla corretta lettura del medesimo rapporto.

Correttamente la D’Alessio pone il raffronto fra questa analisi, la più recente, e quella precedente e scopre che:

– La suddivisione del mercato fra aziendale e privato è passata dal 70-30 del quadriennio precedente, all’80-20 di quest’ultimo.

  • I coach italiani restano in maggioranza donne seppur di poco: 60-40
  • L’età media dei coach è in fase di “invecchiamento” con una impennata del 15% in più della fascia di età 46-55 anni.

Detto questo, il dato più importante è che la tariffa media di un’ora di coaching è di $ 288!! E da qui si capirebbe subito perché il privato non decolla, come fa notare anche la D’Alessio.

Penso alla faccia di  tutte le mie amiche ed amici coach, quando vedono queste tariffe e li immagino a ripensare le loro strategie di mercato per cercare di “acciuffare” un’azienda cliente che possa pagarli così bene da permettergli di campare decorosamente come meriterebbero.

Non diciamo scemenze, per favore. La tariffa si riferisce alle società che offrono servizi di formazione in  diversa forma e foggia, avvalendosi di coach professionisti (e talvolta non), che pagano molto meno, perché poi c’è la solita litania: i costi di struttura, il costo di acquisizione del cliente, le tasse etc. insomma, la storia è nota.

In realtà la tariffa media di una sessione individuale di coaching in Italia può variare fra gli 80 ed i 150 Eur, soprattuto perché in genere non si fa mai una sola sessione, ma almeno 4 scaglionate nel tempo.

La buona notizia sarebbe che il mercato del coaching personale in Italia viene stimato in 30milioni di Eur, ma qualche osservatore fa notare che questa cifra sarebbe stata ottenuta in modo fuorviante e cioè moltiplicando un reddito stimato di 53.000 eur /anno per i 500 coach operanti nel nostro paese e, giustamente, si avanza qualche dubbio.

Ma alla fine, perché in Italia non decolla?

Al di là delle considerazioni personali, alcuni elementi certi sulle motivazioni per le quali il coaching individuale in Italia è ben lungi dal conoscere le dimensioni e sopratutto i trend di crescita del mercato statunitense ed europeo sono sostanzialmente 4

L’informazione. Ce ne è pochissima e di scarsa qualità ed efficacia come per quasi tutto il resto. Nel nostro paese l’informazione è un tallone d’Achille per ogni cosa che non sia politica o calcio.

La lingua. La maggior parte della cultura sul coaching è in inglese e sono di lingua inglese i maggiori esperti e comunicatori del settore. Cosa che costituisce anche una buona scusa per molti coach italiani non proprio eccelsi, che spacciano facilmente per proprie teorie, frasi, metodi ed esempi  di altri e che spesso si limitano semplicemente e tradurre in italiano o scopiazzare sic et simpliciter; per restare sul latino è il caso di dire in terra cecorum….
Il risultato è che il panorama italiano è invaso da  fuffa-coach, quelli cioè un tantino “improvvisati” per dirla con un eufemismo.

La resistenza psicologica e sopratutto culturale degli italiani nel ricorrere al supporto di un professionista esterno: hanno già il commercialista, l’avvocato, il medico… che non solo costano, ma in genere non godono di ottima fama.

La disponibilità economica: come ogni prestazione professionale che si rispetti, il coaching costa. Trovandoci con una situazione economica deprimente ed una capacità di spesa personale infima rispetto al resto d’Europa, tutto quello che non è indispensabile è superfluo.

By |2018-05-28T01:14:26+00:00febbraio 22nd, 2018|Categories: Featured|0 Comments

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